lunedì 31 marzo 2014
Egloga, pace.
Ci siamo amati in modo volgarissimo e mi dispiace.
Io so cosa ho fatto. Tracollavo alle martellate di un amore ciclopico, pressa dall'impetu di una passione scivolatrice della ragione. E lì c'è il rischio di perdersi. Ecco, io mi sono persa. Rimanevo sempre col freddo di qualque parola che non ti ho detto, con un malinteso da temere, quel vuoto di rozza inesistenza che a volte, goccia a goccia, se trasforma in disperazione.
Ho una anima che si appassiona per raffiche, ma il destino e le raffiche di dissappassionamento non hanno mai permesso che il mio cuore saziassi per completo la sua rabbiosa sete di tenerezza. Per fortuna però la natura mi ha concesso una enorme resistenza nervosa e una forte presenza d'animo per risolvere quelli momenti decisivi che l'esistenza ci prepara dietro il paravento delle circostanze. E da parte sua, queste se sono ricreato in offrirmi "momenti decisivi".
La vita è troppo lunga, perché basta guardare indietro per riassumere cinque, sei, dieci anni in un solo instante di piacere o di dolore; il resto è svanito, scomparso, non esiste, cioè, non necessitava di esistere mai. Ed è anche troppo triste: così triste, che tutto lo bello della vita spinge a farti dimenticare che se vive.
Tu sei eccezionale per la tua bellezza, intelligenza vivace e la tua finezza di spirito. E io sono troppo ostinata. A volte è più importante per me il orgoglio della mia costanza, che il riconoscimento e la uscita dell'errore. Nel fondo della mia intimità sapevo che fidarmi era un'errore, ma nello esterno lo diffendevo con passione. La mia vanità non mi lasciava capire che niente mi costringe a difendere lo indifendibile: ne il compromesso fatto con leggerezza, ne la decisione errata.
In queste mondo moderno, inquieto, immediato. Abbiamo presso tutto quello che i nostri cuori desideravano, tu e io, e adesso le vele della nostra barca sono abbassate ed esaurita la carica della nave. Per quello, il dolore ha spento il rosa della mia bocca. E sebbene non ha senso piangere per il latte rovesciato, il pianto è la mia allegria fuggita.
Ma tutta questa vita imbottita è stata per te soltanto una chitarra, il incanto sotille del violoncello, la musica del mare che dorme, mimico eco, nella sua conchiglia marina.
Io dalla mia follia di passione consumata, avrei rintoccato più chiara canzone, acceso luce più luminosa, libertà più libera. Invece in un vuoto di rozza inesistenza, vado via da me verso il nulla.
Non so chi ha peccato di più. Se esistese un codice penale per ogni persona, un formulario adeguato a tutti gli errori che quella persona di solito incede, allora saremmo tutti condannati. Infatti è da questo che tutti fuggiamo. E per salvarci dobbremo trovare delle anime pure, che ameno di più il eroismo invece della vanità.
Io vorrei benedire tutto ed ogni cosa,
sebbene io sia tutt'altro che una santa.
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